Old Prints and Antique Engravings

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Le stampe antiche

Che cos'è una stampa ? - Che cosa è un'incisione originale ?

L'incisione è una tecnica artistica. Può essere in cavo o in rilievo.
Esecuzione di un'incisione a bulino

La tecnica in cavo consiste di una matrice di metallo che può essere incisa direttamente (Bulino, Niello, Maniera nera, Puntasecca), oppure incisa con acidi (Acquaforte, Acquatinta, Cera molle).

Si dice in cavo perché l'inchiostro di stampa penetra nei solchi che sono venuti a formarsi per azione del bulino o dell'acido.

L'impressione sulla carta lascia sempre il segno della matrice.

La tecnica in rilievo consiste in una matrice che viene scolpita in altorilievo (tipo timbro) anticamente il supporto era in legno (Xilografia), oggi si usa anche linoleum, medium density, o altri materiali similari.

L'incisione viene usata da tempo anche nel campo dell'oreficeria, come decorazione di un oggetto (anello, bracciale o altro) associato anche a tecniche di incastonatura. Particolare tecnica incisoria, manuale e meccanica insieme, è il ghiglioscé.

Calcografia o stampa calcografica

La calcografia o stampa calcografica è un sistema di stampa ad incavo.

Le prime notizie su questa tecnica di stampa risalgono al 1450, quando a Firenze l'orafo Maso Finiguerra per primo adoperò un procedimento inverso rispetto alla tecnica xilografica.

Le principali tecniche di stampa calcografica sono la puntasecca e l'acquaforte.

Puntasecca

Consiste nell'incidere la propria opera su una lastra di rame o zinco con uno strumento chiamato "punta" (un ago d'acciaio molto appuntito, dotato di un manico di legno e usato come una matita).

Una volta incisa, la lastra viene inchiostrata e poi ripulita affinché l'inchiostro rimanga solo nelle parti precedentemente incise, dopodiché viene collocata sul torchio calcografico che permette la stampa.

Acquaforte

La lastra zinco viene ricoperta da un sottile strato di cera d'api, oppure bitume o vernice satinata. Successivamente, con un qualsiasi strumento a punta, si asporta il materiale protettivo affinché restino scoperte le parti che poi verranno stampate; dopodiché, affinché non venga corroso, si isola il retro della lastra con comune nastro adesivo e la si immerge in acquaforte (come veniva anticamente chiamata la miscela formata da tre parti d'acqua e una di acido nitrico). L'acquaforte, con un'azione chiamata "morsura", corrode le parti della lastra rimaste senza protezione. La lastra deve rimanere in acido per un tempo proporzionato al tipo di segno desiderato: più lunga sarà la morsura, più scuri saranno i segni.

A meno che non sia fatto di proposito, cioè per dare uno specifico effetto artistico all'opera, se la lastra rimane per troppo tempo nell'acquaforte la morsura potrebbe arrivare a bucarla; viceversa, se il tempo di morsura è eccessivamente breve, il segno potrebbe non essere sufficientemente profondo e quindi la stampa non sarà possibile. Tolta la lastra dall'acido, bisogna asciugarla ed eliminare il nastro adesivo e la cera, dopodiché viene inchiostrata, ripulita e messa al torchio. Questo lavoro viene eseguito manualmente e deve essere ripetuto per ogni esemplare. Il procedimento per le lastre di rame è analogo, l'acido utilizzato nella morsura è però l'ipercloruro ferrico, che ha tempi di morsura più lunghi.

Si ottiene un'ottima resa con un sistema misto calcografia-offset.

Ottimi esempi sono le incisioni calcografiche di Franco Sassi (Alessandria 1912-1993), visibili nel "Gabinetto delle Stampe" della Civica Pinacoteca di Alessandria.

Xilografia

Per xilografia (dal greco ξύλον, "legno"), o, più italianamente, silografia, si intende l'incisione di immagini e a volte di brevi testi su tavolette di legno, le matrici, successivamente inchiostrate e utilizzate per la realizzazione di più esemplari dello stesso soggetto, su carta e a volte su seta, mediante la stampa con il torchio. Dato che la silografia è un tipo di incisione a rilievo, non è difficile inserire la matrice di legno nelle forme tipografiche, stampando insieme testo e immagini. Questa caratteristica della silografia rende il processo di stampa molto economico, infatti sarà usata soprattutto per i "testi popolari".

La tecnica è di origine giapponese e le prime stampe su carta risalgono al VIII secolo d.C. In Europa fin dal XIV secolo si producono le prime xilografie, o silografie, che sono il mezzo per illustrare i primi libri a stampa. Fra le più antiche xilografie oggi esistenti, una delle più note, anche per motivi religiosi, è quella della Madonna del Fuoco di Forlì.

Gli incisori utilizzano legni morbidi e facili da lavorare, tagliati nel senso della venatura. In questo modo si facilita il lavoro dell'incisore, ma le matrici si deteriorano velocemente. Già all'inizio del XVI secolo il legno è quasi abbandonato, sostituito dalle matrici in metallo.

La xilografia conosce un nuovo periodo di grande utilizzo, soprattutto per illustrare libri e giornali, a partire dal 1840 ca. e fino alla fine dell'800, quando questo utilizzo muore soppiantato dai nuovi processi fotografici. In questo periodo si impara ad utilizzare legni molto duri, soprattutto il bosso, e tagliati in senso perpendicolare alla venatura. Con queste caratteristiche le matrici, difficili da lavorare, riescono tuttavia a realizzare tirature anche molto elevate, nell'ordine delle diverse migliaia di esemplari.

Principale xilografo italiano del Novecento fu Tranquillo Marangoni.

Litografia

La litografia è una tecnica di produzione meccanica delle immagini. Il procedimento venne inventato nel 1796 dal tedesco Alois Senefelder utilizzando una pietra delle cave di Solnhofen, cittadina nelle vicinanze di Monaco di Baviera. Inizialmente chiamato con il nome di “stampa chimica su pietra” e solo successivamente litografia.

il principio è estremamente semplice: un particolare tipo di pietra, opportunamente levigata e quindi disegnata con una matita grassa, ha la peculiarità di trattenere nelle parti non disegnate (detti contrografismi) un sottile velo d’acqua, che il segno grasso (detto grafismo) invece respinge. Passando l’inchiostro sulla pietra così trattata, esso è respinto dalle parti inumidite e trattenuto dalle parti grasse. Al torchio, perciò, il foglio di carta riceve solo l’inchiostro che si deposita sulle parti disegnate e non sulle altre.

La stampa litografica si basa sull’incompatibilità di alcuni inchiostri con l’acqua.

  1. La matrice, fatta di pietra calcarea, granulosa e costituita da carbonato di calcio, deve avere uno spessore che vada dai 6 ai 12 cm. Inoltre, la pietra deve essere compatta ed omogenea per evitare fratture sotto la pressione del torchio.
  2. La superficie delle pietra va levigata con pomice, sabbia o, ancora meglio, carborundum, per togliere qualsiasi segno.
  3. Si disegna con una matita litografica o con dell'inchiostro litografico composti da sostanze grasse (l'inchiostro litografico è tipico per essere molto oleoso); infatti, il carbonato di calcio trattiene con facilità le sostanze grasse. Va ricordato che, sulla pietra, le immagini devono essere disegnate alla rovescia.
  4. Finito il disegno si spennella la pietra con un liquido a base acido nitrico, gomma arabica acidificata e acqua. Per capire se tale liquido (chiamato "preparazione") ha un giusto grado di acidità, lo si spennella sul bordo della pietra. Se la reazione provoca molta schiuma vuol dire che è troppo forte: se viene usato così com'è il disegno ne risentirebbe. Se invece produce poca schiuma vuol dire che non è abbastanza forte. L'ideale sarebbe non molta schiuma e che sia persistente. Il protagonista della reazione che si verifica è l'acido nitrico che trasforma tutte le parti non protette dall'inchiostro litografico, trasformando il carbonato di calcio in nitrato di calcio, sostanza idrofila.
  5. La stampa avviene dopo 24 ore dalla preparazione, mediante il torchio litografico, la matrice disegnata viene bagnata e poi inchiostrata con un rullo di caucciù.
  6. L’inchiostro aderisce dove c’è il disegno e viene respinto dalla pietra bagnata.
  7. Si mette il foglio di carta da stampare, si aggiungono altri fogli ed un cartone grassato e alla fine il tutto viene compresso.
  8. Ad operazione ultimata, il foglio viene tolto e fatto asciugare.

Senefelder inventa anche il metodo autografico mediante il quale non si deve più fare il disegno alla rovescia.

Storia dell'incisione originale

I primi esempi documentati risalgono, in Egitto e in Cina, al VII secolo a.C. I cinesi usavano in un primo momento il metodo xilografico per la controimpressione delle stoffe, passando poi anche alla scrittura. Il testo era scritto su un foglio di carta e riportato a decalco su un piano di legno che veniva inciso a rilievo con i caratteri al rovescio e successivamente inchiostrato.

Il metodo xilografico è il più antico tra tutti i metodi di stampa e arrivò in Europa verso il XIV secolo per la produzione di carte da gioco. Successivamente il processo si estese anche alla produzione di immagini religiose e di veri e propri libri (i cosiddetti libri xilografici) ottenuti dall’incisione di intere frasi o paragrafi (da qui Gutenberg ricaverà l’idea dei caratteri mobili prima in legno e poi in piombo).

  • Questo tipo di stampa è detta in rilievo ed è caratterizzata dal fatto che le parti che ricevono l’inchiostro sono tutte alla medesima altezza sul piano di stampa, mentre le parti da non stampare sono più basse e incavate (scavate con le sgorbie).
    Uno dei maestri indiscussi della Xilografia di ogni tempo è l’artista originario di Norimberga Albrecht Dürer che nel Quattrocento inventò alcune delle più belle xilografie mai realizzate.
  • Il secondo tipo di stampa è quella calcografica o in incavo, in cui le parti che ricevono l’inchiostro sono incavate rispetto al piano di stampa: l’inchiostro si deposita negli incavi sul supporto a spessore differente a seconda della profondità dell’incisione.
    Questo metodo caratterizza tutte le tecniche di incisione su metallo: bulino, puntasecca, acquaforte, acquatinta, maniera allo zucchero, maniera nera.

Il bulino è la tecnica calcografica più antica. Mutuata dall’oreficeria trovò un’ampia diffusione nel Cinquecento e nel Seicento nella riproduzione delle opere dei grandi maestri (Raffaello, Michelangelo) che ebbero una grande diffusione anche come modelli per le botteghe d'artisti. Nel 1500 l'artista Francesco Mazzola, detto il Parmigianino (1508 - 1540), sperimentò, grazie alla sua passione per l'alchimia, un nuovo metodo d'incisione su metallo per mezzo di un acido che aveva il potere di corrodere il metallo. L'acido utilizzato, il nitrico, venne chiamato "Acquaforte". Si interessarono a questa nuova tecnica per creare "incisioni originali" (cioè incise di propria mano) diversi artisti quali: Agostino Carracci, il Veronese, il Correggio, il Canaletto, il Tiepolo, Rubens e Van Dyke. È importante ricordare l'opera incisoria di Rembrandt, maestro dell'acquaforte. Fu lui infatti a liberarla dall'imitazione dell'incisione a bulino. Ricordiamo nel '700 la produzione incisoria del Tiepolo (1696 - 1770) di Antonio Canal (1697 - 1788) il Canaletto, e dell'architetto Giovan Battista Piranesi (1720 - 1788) che pare abbia inciso non meno di 1000 lastre.

Nell'Ottocento si manifesta il declino dell'acquaforte come tecnica di stampa per l'apparire della litografia che permetterà una più veloce e ampia edizione dei soggetti. Gli artisti continuarono a sperimentare le tecniche di incisione ad acquaforte come mezzo per raggiungere risultati espressivi impossibili con il disegno o la pittura. Cominciarono a sorgere le calcografie, botteghe dove gli artisti si ritrovavano ad incidere le loro lastre e dove venivano accuratamente conservate le matrici. La maggiore calcografia giunta fino ad oggi è quella di Roma, costituita nel 1738 e nota come Calcografia Nazionale ricca di matrici celeberrime. In Europa celeberrima la calcografia di Madrid e quella del Museo del Louvre a Parigi. Anche molte Pinacoteche italiane si sono arricchite di sezioni dedicate alle stampe (cosiddetti 'gabinetti di stampe'). Importante è la Civica Raccolta delle Stampe A. Bertarelli di Milano e il Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi a Firenze.